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Struttura interna dello scafo in vetroresina e composito: cosa rende davvero solida una barca

  • Immagine del redattore: Tiziano Menconi | Consulente Marittimo
    Tiziano Menconi | Consulente Marittimo
  • 7 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Quando si valuta la solidità di una barca in vetroresina o in materiali compositi, l’attenzione si concentra spesso su dati immediati come lo spessore dello scafo o il numero di strati di laminazione. In realtà, la reale robustezza di un’imbarcazione dipende soprattutto dalla sua struttura interna, cioè da come scafo, longheroni, paratie e controstampi lavorano insieme come un unico sistema.


Capire questi elementi permette di distinguere una barca semplicemente “spessa” da una barca strutturalmente ben progettata, capace di mantenere rigidità e integrità nel tempo.



Numero di strati e spessore dello scafo: un dato importante, ma non sufficiente


Il numero di strati di vetroresina indica quante pelli di tessuto vengono laminate nello scafo. Tuttavia, questo dato da solo può essere fuorviante.


Non tutti gli strati hanno la stessa funzione:


* conta il tipo di tessuto (mat, biassiale, triassiale, unidirezionale),

* conta l’orientamento delle fibre,

* conta la qualità dell’impregnazione e della laminazione.


Dieci strati di mat leggero possono offrire meno resistenza di sei strati correttamente orientati con tessuti strutturali. Per questo motivo, parlare solo di “numero di strati” è spesso un argomento più commerciale che tecnico.


Lo stesso vale per lo spessore finale dello scafo

Indicativamente:


uno scafo monolitico tradizionale può variare da 8–10 mm nelle zone meno sollecitate fino a 20–30 mm nelle aree strutturali;

* uno scafo sandwich può avere spessori anche maggiori, ma con anime leggere che non lavorano come materiale pieno.


⚠️ Uno scafo spesso, se non adeguatamente irrigidito internamente, può comunque flettersi e degradarsi nel tempo.



Longheroni: la vera ossatura longitudinale


I longheroni sono gli elementi che danno allo scafo la sua rigidità longitudinale.

Corrono da prua a poppa e hanno il compito di:


* ridurre la flessione dovuta al moto ondoso,

* distribuire i carichi di motori, chiglia, timoneria,

* evitare deformazioni permanenti del laminato.


Un buon longherone non è solo “presente”, ma:


ha una sezione adeguata (l’altezza è più importante dello spessore),

è laminato direttamente allo scafo, lavora in continuità con paratie e controstampo.


Longheroni troppo sottili o realizzati come gusci non strutturali, magari riempiti di schiuma, sono uno dei segnali più comuni di costruzione economica.



Paratie: strutturali o semplici divisorie?


Le paratie non hanno tutte lo stesso ruolo. È fondamentale distinguere tra:


Paratie strutturali


Sono elementi portanti che:


* contribuiscono alla rigidità trasversale dello scafo,

* collegano scafo, coperta e strutture interne,

* riducono le deformazioni locali.


Queste paratie sono:


incollate e stratificate direttamente allo scafo

* spesso laminate su entrambi i lati,

* progettate come parte integrante della struttura.


Paratie divisorie


Servono solo a separare gli ambienti interni (cabine, bagno, gavoni).

Di norma:


* non sono laminate allo scafo,

* sono fissate con collanti elastici o viti,

* non partecipano alla resistenza strutturale.


Una paratia ben rifinita non è necessariamente una paratia strutturale: **la differenza sta sempre nel tipo di incollaggio e stratifica**.


Controstampi incollati: efficienza produttiva e attenzione tecnica


Il controstampo è una struttura interna prefabbricata che integra paglioli, basi delle cuccette, supporti per serbatoi e talvolta anche i longheroni. È molto diffuso nella produzione moderna perché consente rapidità e uniformità.


Dal punto di vista strutturale, però, il controstampo funziona correttamente solo se collabora realmente con lo scafo.


Un controstampo ben realizzato:


* è incollato in modo continuo con adesivi strutturali,

* non presenta vuoti,

* trasferisce i carichi allo scafo.


Un controstampo incollato solo a punti o in modo discontinuo:


* può generare scricchiolii,

* maschera difetti strutturali,

* rende difficile l’ispezione dello scafo vero e proprio.


Difetti di costruzione più frequenti


Alcuni problemi ricorrono spesso nelle imbarcazioni dove la struttura interna è stata semplificata:


* Scollaggi tra controstampo e scafo

* Paratie non stratificate

* Longheroni interrotti o sottodimensionati

* Spessori irregolari del laminato

* Mancanza di continuità strutturale tra scafo, paratie e coperta


Questi difetti raramente sono visibili a prima vista, ma emergono nel tempo con:


* rumori strutturali,

* crepe interne,

* delaminazioni,

* perdita di rigidità in navigazione.



Cosa garantisce davvero la solidità di una barca


La solidità di una barca non dipende da un singolo numero (strati o millimetri), ma dall’equilibrio tra:


* laminazione dello scafo,

* longheroni ben dimensionati,

* paratie realmente strutturali,

* controstampo correttamente integrato.


Uno scafo spesso, ma privo di una struttura interna efficace, è meno resistente di uno scafo più leggero ma progettato come sistema strutturale completo.


Per questo, quando si valuta una barca, nuova o usata, è fondamentale guardare oltre i dati dichiarati e comprendere come è costruita dentro. È lì che si trova la vera qualità.

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